Domenica delle Palme e della Passione del Signore

PRESENZA DI DIO

O Gesù, voglio seguirti nel tuo trionfo
per seguirti poi fino al Calvario.

MEDITAZIONE

1

La Settimana Santa si apre col ricordo dell’ingresso trionfale del Signore in Gerusalemme, avvenuto appunto la domenica precedente la sua Passione.

Gesù, che si era sempre opposto ad ogni manifestazione pubblica, e che era fuggito quando il popolo voleva farlo re (cfr. Gv 6,15), oggi si lascia portare in trionfo. Solo ora, che sta per andare alla morte, accetta di essere pubblicamente acclamato quale Messia, perché proprio morendo sulla croce sarà, nel modo più pieno, il Messia, il Redentore, Il Re, il Vincitore.
Accetta di essere riconosciuto Re, ma un Re che regnerà dalla croce, che trionferà e vincerà mediante la morte di croce.

Gesù entra trionfante nella città santa, ma vi entra per soffrire, per morire. Di qui il doppio significato della processione delle Palme: non si tratta solo di accompagnare Gesù in trionfo, ma di accompagnarlo alla Passione pronti a condividerla con lui, cercando – secondo l’esortazione di S. Paolo (Fil. 2, 5-11) – di far nostri i suoi sentimenti, sentimenti di umiltà e d’immolazione totale che devono condurci, come lui e con lui, «fino alla morte e alla morte di croce».

Le palme, i rami d’ulivo benedetti che oggi il sacerdote ci consegna, non hanno solo un significato di festa, ma «designano la vittoria che Gesù sta per riportare sul principe della morte» (MR.)

Devono quindi designare anche la nostra vittoria; dobbiamo anche noi meritare la palma della vittoria, anzitutto vincendo il male che è in noi, nelle nostre cattive tendenze, e poi il male che è fuori di noi.

Ricevendo la palma benedetta rinnoviamo la nostra promessa di voler vincere con Gesù e non dimentichiamo che Egli ha vinto sulla Croce.

2

Gesù accetta di essere portato in trionfo, ma come è umile e mansueto nel suo trionfo!
Egli sa che in mezzo al popolo osannante si nascondono i suoi nemici che, con maligne insinuazioni, riusciranno a convertire quegli «hosanna» in «crucifige» lo sa e potrebbe imporsi ad essi con la potenza della sua Divinità, potrebbe smascherarli pubblicamente, sventando i loro piani.

Ma Gesù non vuol vincere e regnare con la forza, bensì con l’amore, con la dolcezza; ben a proposito nota l’Evangelista: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma.» (Mt. 21,5).

E con la stessa mansuetudine lui, l’Innocente, l’unico vero Re e Vincitore, accetterà di apparire quale reo, quale condannato e vinto, quale re da burla.
Ma proprio così, quando sarà innalzato sulla croce, trarrà tutto a sé.

Mentre il corteo procede festante, Gesù vede profilarsi ai suoi piedi il panorama di Gerusalemme. E – narra S. Luca (19,41-44) – «Quando fu vicino, alla vista della città pianse su di essa dicendo: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace!… I tuoi nemici non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo, in cui sei stata visitata”».

Gesù piange sull’ostinazione della città santa, che, per non averlo riconosciuto come Messia, per non aver accolto il suo Vangelo, verrà distrutta dalle fondamenta.
Gesù è vero Dio, ma è anche vero uomo e, come tale vibra di commozione e di dolore per la triste sorte che Gerusalemme si è preparata con la sua ostinata resistenza alla grazia.

Egli sta per andare alla Passione e morirà anche per la salvezza di Gerusalemme, ma Gerusalemme non sarà salvata perché non l’ha voluto, «perché non ha riconosciuto il momento nel quale è stata visitata».

È questa la storia di tante anime che resistono alla grazia;
è questo il motivo della sofferenza più profonda e più intima del Cuore dolcissimo di Gesù.

Almeno tu, anima devota, dà al Signore la gioia di vederti approfittare appieno dei meriti della sua dolorosissima Passione, di tutto il suo Sangue versato.

Quando resisti agli inviti della grazia, resisti alla Passione di Gesù e impedisci che questa ti venga applicata in tutta la sua pienezza.

COLLOQUIO

«O Gesù, ti contemplo nella tua entrata trionfante in Gerusalemme, quando, presago della turba che stava per venire ad incontrarti, sei montato sull’asinello e hai dato esempio di mirabile umiltà tra gli applausi del popolo accorrente che tagliava i rami degli alberi e tappezzava di vesti la strada. E mentre le folle cantavano inni di lode, Tu, mai dimenticando la tua compassione, hai pianto su Gerusalemme.

Sorgi adesso, anima mia, ancella del Salvatore; e nel corteo delle figlie di Sion, va’ a vedere il tuo Re. Accompagna il Signore del cielo e della terra, sedente in groppa al puledro, seguilo sempre con rami d’olivo e di palme, con opere di pietà e con virtù vittoriose»

(cfr. S. Bonaventura)

O Gesù, com’è amaro il tuo pianto sulla città che non ti volle riconoscere. E quante anime, come Gerusalemme, vanno incontro alla perdizione per la loro ostinata resistenza alla grazia.

Per esse ti supplico con tutte le mie forze. «È qui, mio Dio, che deve manifestarsi il tuo potere, qui che deve risplendere la tua misericordia! …

Com’è difficile la mia domanda, o mio vero Dio, quando ti prego di amare chi non ti ama, di aprire a chi non bussa, di dar la salute a chi va in cerca di malattia e gode d’essere malato! …

Tu dici, Signor mio, che sei venuto a cercare i peccatori. Eccoli qui, Signore, i veri peccatori!
Ma invece di guardare alla nostra cecità, considera, ti prego, mio Dio, il Sangue prezioso che sparse per noi il Figlio tuo.

Fa’ che fra tanta malizia risplenda la tua misericordia e, considerando, Signore, che siamo tue creature, spandi su di noi la tua misericordiosa clemenza»

(S. Teresa di Gesù – Esclamazioni 8, 2;3).

È pur vero, o Gesù! anche se noi resistiamo alla grazia, Tu sei sempre il Vincitore, la tua vittoria sul principe delle tenebre è stata piena e in te l’umanità è salva e redenta.

Ma Tu sei il Buon Pastore che conosce e ama ad una ad una le sue pecorelle e ad una ad una le vuol portare in salvo.

Al tuo Cuore amantissimo non basta l’aver meritato la salvezza per tutto il gregge, ma esso desidera ardentemente che ogni pecorella approfitti di questa salvezza.

O Signore, dacci dunque quella buona volontà capace di accogliere il tuo dono, la tua grazia; fa’ che la Passione tua non sia vana per noi.